applique a mosaico

questa è una novità, come tutto ciò che Vi è già stato mostrato! Si tratta di un'applique a mosaico, con base quadrata attraversata da due onde che rappresentano una specie di panneggio con bordo ricamato! è tutto vetro e inserti di perline, non c'è limite alla fantasia. Stavo quasi per dimenticare che la luce uscirà dall'interno della curva più ampia contenente la lampadina posizionata in verticale.
Un saluto e alla prossima creazione!



Mosaico in lavorazione

mosaico con tessere di marmo, vetro in lastra e paste vitree, lavorazione con METODO DIRETTO che consiste nel posare le tessere dal lato in cui l'opera verrà vista, ottimo per poter scegliere ogni venatura, sfumatura o taglio, dal momento che le tessere hanno quasi sempre "facce" diverse, può essere eseguito in laboratorio o direttamente sul posto.
manca pochissimo...a breve potrete vederlo finito!

Vetrata d'arte sacra

dopo aver tagliato tutti i pezzi che comporranno la nostra vetrata, andremo a filettare i bordi delle immagini da riportare sul vetro con la grisaglia "a grasso"e a creare il chiaroscuro con lo spolvero ad alcool. I colori che non possono essere dati dal vetro li aggiungeremo a smalti e giallo d'argento




Museo della Vetrata Liberty - Casina delle Civette

Museo della Vetrata Liberty - Casina delle Civette(Via Nomentana, 70)

Come l'intero complesso di Villa Torlonia, la Casina è oggi di proprietà del Comune che, dopo il restauro 1997, ha trasformato in “Museo della Vetrata Liberty” per la sostanziosa presenza (quasi totale) di vetrate piombate realizzate tra il 1908 e 1930 e arricchito di materiale cartaceo, successivamente acquistato, che completa la conoscenza degli autori e delle fasi di progettazione delle stesse.
Di grande impatto visivo, le vetrate presenti provengono dal laboratorio di Cesare Picchiarini, interprete ed esecutore dei cartoni prodotti dai collaboratori, promotori del Liberty romano.
È un concentrato di arte decorativa e architettonica unico nel suo genere, dove convivono perfettamente, oltre alle vetrate anche mosaici, stucchi, dipinti murali, maioliche, marmi, loggette, nicchie e balconcini. È uno dei primi casi a Roma di costruzione Liberty anche se di origine ottocentesca, antecedente il delizioso quartiere Coppedè.

L’edificio è il risultato di numerose trasformazioni dell’ottocentesca Capanna Svizzera, in abitazione privata, dimora del principe Giovanni Torlonia Jr fino al 1938, anno della sua morte.
Assume il nome di Casina delle Civette intorno al 1916, sicuramente per la presenza di numerose vetrate raffiguranti il tanto amato rapace notturno dal principe.
Nel 1917 l’architetto di famiglia Vincenzo Fasolo accorperà alla casina la dipendenza, collegandole con una suggestiva galleria in legno rialzata da terra, nulla ricorda più l’originale rifugio ideato da Jappelli nell’800, rielaborata servendosi dei più noti artisti del tempo.
Numerosi episodi hanno contribuito al degrado della casina, cominciando con l’occupazione delle truppe anglo-americane per oltre tre anni, furti e vandalismi dopo l’apertura del parco e per concludere, l’incendio del 1991. Il restauro durato 5 anni ha fatto miracoli!
Ora non ci resta che attendere la fine dei lavori di restauro del teatro, ansiosi di ammirare l’ultimo edificio non ancora visitabile tra i disseminati nel parco.




Vite consacrate al vetro - gli artigiani di Murano

La lavorazione artistica del vetro in Italia ha radici che risalgono, dai primi documenti, al 982, grazie ai collegamenti marittimi con l’oriente e ai contatti con le popolazioni pioniere (egiziani, fenici, siriani).
Sembrerebbe infatti che il vetro fu scoperto casualmente dai Fenici, osservando l’effetto che elevate temperature producevano sulla sabbia mutandone l’aspetto.
I romani ne assimilarono la cultura e le raffinate tecniche e Aquileia fu il primo centro di sviluppo dell’arte vetraia.
Con la caduta dell’impero romano d’occidente, il principale centro di scambio e produzione del vetro si sposta a Venezia, che la vedrà per sempre protagonista in un binomio inscindibile.

Nel 1291, per i numerosi incendi provocati dalle fornaci ma soprattutto per controllare meglio i segreti di un’attività che l’aveva resa tanto celebre, la Serenissima, decretò che tutti i laboratori di Venezia fossero concentrati esclusivamente a Murano, lungo il Rio dei Vetrai dove si trovano le fornaci più antiche, da qui il destino dei Muranesi è legato al vetro, da cui si sviluppa una produzione di preziose opere ricercate in tutto il mondo per l’ineguagliabile splendore e valore storico-culturale.

I secoli dal 1400 al 1600 rappresentano i più ricchi e determinanti per lo sviluppo dei materiali e perfezionamento di nuove tecnologie.
La soffiatura si libera dagli stampi, dando vita ad opere d’arte, non più oggetti legati alla funzionalità quotidiana.

Nel 1450, grazie all’ingegno di Angelo Barovier, vetraio di una antichissima famiglia muranese con preparazione scientifica, viene introdotto il cristallo, molto più resistente, puro e incolore del vetro e il lattimo, vetro bianco opaco (grazie all’ossido di stagno), ispirato alle ceramiche cinesi tanto in voga al tempo e che per secoli nessuno riuscirà ad imitare. Con molta probabilità è da attribuire a lui anche la scoperta del “calcedonio”, una pasta vitrea imitante una varietà di quarzo naturale.
Il mestiere dei vetrai era regolamentato da un insieme di norme chiamata “Mariegola”: vi erano registrati i nomi di tutti i maestri, i padroni delle fornaci, le regole per l’assunzione e i licenziamenti e tutto ciò che riguardava la vita di chi lavorava il vetro.
"L'arte dei vetrai non deve avere altro recinto ove non poter esercitarsi che la sola isola di Murano, in qui è stata da Venezia già da vari secoli trasportata, e dove, prossima da per tutto a se stessa, e senza dispersioni di maestranze ne di fornaci, può più facilmente essere custodita e osservata."
Le scoperte e le intuizioni dei maestri erano preziosissime e talmente segrete che solo in punto di morte venivano tramandate, tanto che si diffuse un insolito fenomeno di spionaggio industriale che portò lo stato a riconoscere e proteggere le innovazioni introdotte con “brevetti” temporanei, durante questi periodi di tempo, i segreti erano ufficialmente custoditi ma a scadenza tutti gli artigiani iscritti sul “Libro d’Oro” potevano beneficiarne. Il Libro fu creato nel 1602, anche per limitare l’emigrazione dei maestri e l’esportazione di conoscenze così preziose per la crescita economica di Venezia, vi erano censiti gli isolani appartenenti alla "Magnifica Comunità di Murano", da allora noti come la nobiltà vetraria dell’isola, chi non risultava iscritto non poteva svolgere alcun tipo di lavoro in vetreria, non partecipava ai consigli e non usufruiva di tutti i privilegi concessi ai cittadini muranesi.
Gli sforzi furono vani, alcuni riuscirono comunque a trasferirsi e la concorrenza fu inevitabile mettendo in crisi la produzione dell’isola fino al XIX secolo.
Murano si riprese quando il vetro fu utilizzato per la realizzazione di lampadari, tutt'oggi tra i manufatti più noti ma anche grazie all’istituzione del Museo vetrario nel 1861 e alla creazione dell’annessa Scuola di disegno per vetrai ad opera del comune di Murano e dell’Abate Vincenzo Zanetti
In quegli anni la vetraria muranese raggiunse un insuperato livello di perfezione tecnica, base della tecnologia e della produzione contemporanea. Nel XX secolo i maestri muranesi sono stati in grado di seguire gli sviluppi dei movimenti artistici contemporanei, dedicandosi sia ad un artigianato sofisticato sia alle sperimentazioni proprie dell’arte, nel rispetto della millenaria tradizione che rende il vetro di Murano un prodotto unico.

Maestri di un’arte tramandata di padre in figlio, dando origine a vere e proprie dinastie di artigiani vetrai che, dal medioevo sono ancora attive, portano ai massimi livelli le caratteristiche tecniche, la forma e la funzionalità del vetro.

Vincenzo Moretti nel 1871 riuscì a riprodurre, dopo quasi due millenni di oblio, le "murrine" romane Le stesse murrine o millefiori, piccoli gioielli vitrei conosciuti ed amati in tutto il mondo, appartengono ad una antica tradizione medievale di murano, Una specialità recuperata nel XIX secolo con l’Art Noveau, ottenuta fondendo insieme minutissime tessere di vetro, inserite manualmente in appositi stampi di vario diametro, a creare un mosaico di infiniti colori, oppure fondendo spaghetti sottilissimi di vetro dai colori variegati che sapientemente accostati generano un unico cilindro, successivamente tagliato a “fette” che mostrerà il disegno sui due lati paralleli al taglio. La lavorazione è completa dopo la Molatura e Lucidatura.

Il vetro si ricava dalla fusione di una miscela di sabbia silicea, ossidi e carbonati. Se ne trovano di infinite varietà in funzione del tipo di utilizzo.
La silice è il principale componente del vetro, un minerale presente nella maggior parte delle rocce (sabbia) ma se non è ben lavorato potrebbe dare una colorazione indesiderata.
Il vetro di Murano è sodico per tradizione mediterranea, significa che alla silice si aggiunge un fondente, la soda o potassa, che abbassa il punto di fusione da 1700° a 800°. La potassa, usata nei paesi nordici, produce un vetro brillante idoneo alla molatura e all'incisione come il vetro piombico inglese, ma non è adatto alle complesse lavorazioni a caldo tipiche di Murano.
La pasta vetrosa incolore, si colora con l’aggiunta di minerali; tra le colorazioni più “preziose” c’è il rosa e il rosso rubino che si ottengono con l’oro.
Alle due materie prime citate, si aggiungono lo stabilizzante (es. carbonato di calcio), i decoloranti o i coloranti, ed eventualmente gli opacizzanti. Il forno fonde durante la notte e al mattino la pasta vitrea è pronta per essere lavorata, rimanendo malleabile fino a 500°.

Tra le tecniche di tradizione muranesi abbiamo: vetro soffiato, cristalleria, incisione a graffio con punta diamantata o a rotina, decorazione a smalto, lampadari, ricordo il “cesendello” e la “ciocca”, perle vitree, murrine, millefiori, lavorazione a lume, la filigrana a retortoli e reticello del 1527, incalmo, specchio, lavorazione a “ghiaccio”, tessere vitree per mosaico e perfino lenti per occhiali agli inizi del XIV secolo, bicchieri, bottiglie, coppe, tazze e lampade

corso di vetrata a piombo

vetrata a piombo realizzata da una corsista! Laura ha utilizzato vetri cattedrale, opalescenti e colorescenti, la specialità di questa vetrata sta nelle corde della chitarra, ottenute saldando fili d'acciaio al piombo conferendogli un aspetto fortemente realistico. Brava Laura complimenti.

In tanti mi avete spinta a rispondere per chiarire una situazione emersa in un blog concorrente, dove risulta volontariamente alterata la realtà dei fatti. Ho sorriso finora, da spettatrice curiosa, osservando i movimenti di colui che chiamavo “maestro” per riconoscenza, ma che non meritava tanta correttezza. Pensavo che andarmene dal suo laboratorio sarebbe bastato e ignorarlo è stato peggio. Sembra non esserci limite alle insinuazioni riportate sul suo blog, ma cammina su un filo sottilissimo. È curioso vedere come una persona apparentemente equilibrata, si affanni tanto nel tentativo inutile di cancellare le tracce della mia presenza e del mio lavoro all’interno del suo laboratorio dove ho lavorato per diversi anni, in via ufficiale ed ufficiosa e dove ho scoperto, amato e condiviso questo antico mestiere. Dico inutile perché nonostante questa persona parli continuamente di “copia” come un tormentone, è dimostrabile che sono stata e rimango l’autrice ed esecutrice di un sostanzioso numero di opere uscite da quel laboratorio ora tanto ostile e annullante. Fossi un lettore allo scuro di tutta questa storia e leggessi il suo blog, mi chiederei come molti, ma come mai tanto accanimento? Come mai Federica Frassetto è presente in tante foto sul sito di questo laboratorio? Come è possibile che colei che viene tanto accusata di copiare, in realtà ha usato tutt’altre foto? E perché, nel sito del collega, fino a poco tempo fa, compariva accanto ad alcuni lavori, la scritta “realizzate dalla vetratista romana Federica Frassetto” ed ora questa affermazione è “sparita”? È semplice. Come spesso accade, l’invidia e la rabbia scattano quando si riconoscono in un'altra persona qualità che si ritiene di non avere, è un atteggiamento solo mentale. Io sono e non ho bisogno di far credere di essere. Sull’altro blog, si è arrivati al punto che non si tratta più di dimostrare, "far credere" equivale a mentire e giocare sugli equivoci. Lui parla di tutti questi lavori eseguiti dal suo laboratorio ed è vero, ma io aggiungo e chiarisco che, in molti casi, nel suo laboratorio, era Federica Frassetto che lavorava. Ecco il perché di tanto accanimento, comprensibile, visto che sono venuta a contatto con trucchi, segreti e tecniche gelosamente custodite, e testimonio il fatto che i suoi tanto decantati anni di esperienza, in molti casi li hanno maturati sul campo i suoi collaboratori! Al tempo, mentre lavoravo per lui, scattavo anche le foto ai lavori, con la mia macchina fotografica, motivo per cui abbiamo un grosso numero di immagini simili o identiche e in molte non compaio. Non so come possa convivere con la propria coscienza, pensando a tutte quelle persone che sanno come sono andati realmente i fatti impazienti di testimoniare a mio favore. Ribadisco di aver lavorato all’interno di quel laboratorio e di aver progettato e realizzato determinate vetrate, alcune completamente da sola e altre in collaborazione, come menzionato nel mio sito, specificando in che modo di volta in volta. Volevo solo dare una possibilità di chiarimento a quei lettori che casualmente si fossero imbattuti in questi “pettegolezzi”. Posso presentare prove o rifare i lavori in qualunque momento, le minacce legali non mi spaventano assolutamente, perché sono pulita nelle mie affermazioni, mentre dall’altra parte non credo si possa dire lo stesso, tante menzogne pesano e poi si sa hanno le gambe corte! Se le ragioni fossero state dalla sua, non avrebbe avuto questa caduta di stile ma avrebbe già provveduto diversamente senza questi gesti infantili causati da una chiara impotenza legale. Non era mia intenzione far trapelare certe dinamiche ma sono stata costretta dalle circostanze a difendere la mia immagine pubblicamente. Io conosco molto bene il collega citato e posso affermare, non ostante tutto, che è una persona estremamente intelligente , un imprenditore fuori dal comune e, spesso con il supporto di altri, ma giustamente, un abile artigiano, ma non vuole capire che è un mio diritto poter usare le immagini di quei lavori, come ho già spiegato e non ho intenzione di sprecare altro tempo in questa storia dalla quale mi sono separata e che potrebbe nuocere ad entrambe. Grazie a tutti per il tempo dedicato e il sostegno dimostrato.
Federica Frassetto
08 luglio 2009
08 luglio 2009
p.s. Ho notato con piacere che in seguito a quanto sopra riportato, il collega ha provveduto a togliere le frasi diffamatorie a cui mi riferivo deducendo che abbia finalmente o almeno in parte compreso le mie ragioni, lo ringrazio pubblicamente del gesto augurandoci una sana e libera concorrenza in virtù del reciproco rispetto e dell'amore per il nostro lavoro che per molto tempo ci ha uniti. Un augurio speciale alle mie ex colleghe che sicuramente, dopo il mio operato, avranno ora più riconoscimento dei propri diritti lavorativi e morali, buon lavoro ragazze.

La sabbiatura

La sabbiatura
è uno dei metodi classici utilizzati per la decorazione di vetri e specchi, particolarmente adatta in architettura d'interni privati e pubblici. Prende il nome dall'elemento essenziale, la sabbia, che sparata con appositi strumenti ad aria compressa, corrode il vetro creando effetti di luce satinati più o meno evidenti a seconda del risultato desiderato. Dopo aver stabilito il disegno, il vetro viene ricoperto da uno strato di carta gommata che lo proteggere e con un bisturi delineate le parti del disegno da scavare. Possiamo raggiungere leggere opacizzazioni o forti incisioni dando vita a motivi ornamentali di grande effetto






pittura su vetro

Il vetro utilizzato come base è un madras satinato, la pittura è stata eseguita dopo aver mascherato con la carta gommata, inciso con un bisturi e sabbiato le zone da dipingere;