“Assai acquista chi perdendo impara”

“Assai acquista chi perdendo impara”
(Michelangelo Buonarroti 1475-1564)
In contrasto con i progetti del padre, passa alla scuola del già celebre maestro fiorentino Ghirlandaio, che rimane stupefatto vedendo i disegni eseguiti dal tredicenne. Michelangelo, per contratto, sarebbe dovuto rimanere almeno 3 anni a bottega dal Ghirlandaio, ma abbandona prima la comoda e sicura sistemazione per seguire la propria strada grazie alla forte personalità e una ferrea volontà.

Genio ribelle in lotta perenne contro un potere ipocrita e autoritario, ammirato senza riserve e odiato da altri, ascolta se stesso, “perdendo” solo ciò che apparentemente tranquillizzante ma in realtà limitante per seguire la realizzazione e l'affermazione del proprio essere, affrontando scelte complicate ma riconosciute nel tempo.

Nel mio piccolo sono profondamente affascinata dall'artista e genio di tutti i tempi ma anche maestro di vita.

Vite consacrate al vetro - Gallè

Emile Gallé (Nancy 1846 – 1904)

nato da una famiglia di commercianti di cristalli, manifesta da sempre una straordinaria passione per la botanica che lo porterà a viaggiare molto per approfondire studi e ricerche. Grazie ai diversi anni di esperienza maturata in botteghe e laboratori di vetro e maioliche diventa ideatore ed esecutore dei suoi lavori ispirati prevalentemente a piante e animali dove, in alcuni casi, trapela una componente musicale e poesia e più avanti contaminazioni dall’arte giapponese.
Rileva l’azienda di famiglia che trasformerà in una tra le più grandi produttrici di oggetti di lusso in vetro, impegnandosi una fortunata carriera che lo accompagnerà fino alla fine.
Scrive molti testi legati al suo lavoro che mostrano una profonda conoscenza della chimica. Coinvolgendo alcuni contemporanei fonda la Scuola di Nancy riscuotendo enorme successo.
Partecipa a diverse mostre, dove viene sempre estremamente apprezzato, ma avrà ancora più successo a Parigi nel 1889 e nel 1897, dove presentò il celebratissimo vetrocammeo, lavorato ad acido e le incisioni sotto vetro colando il vetro semiliquido sul pezzo ancora caldo, che lo rese famoso, riuscendo a creare un’infinità di effetti vicini a pietre come l’ambra o l’agata.
Prima della sua morte, per leucemia, la sua azienda contava oltre 600 assunti con filiali a Londra, Francoforte e Parigi.
La produzione di Gallè, tra i più grandi maestri dell’Art Nouveau, continuò ad espandersi anche dopo la morte, tanto era il successo delle sue creazioni, frutto di un pensiero raffinato che soddisfaceva in pieno i gusti del tempo.

Vite consacrate al vetro - Lalique

René Jules Lalique (1860-1945)

È stato un grandissimo orafo, vetraio e disegnatore francese di fama mondiale distinguendosi sia nel movimento Art Nouveau che nell’Art Dèco con sorprendenti creazioni raffiguranti prevalentemente elementi naturali, animali e nudi femminili. Le invenzioni di Lalique vanno oltre i materiali preziosi e l’oreficeria, plasma avorio, corno, madreperla, tartaruga, bronzo e vetro, impreziosite dall’aggiunta di smalti, di grande originalità e qualità.
Nel 1884 nasce la ditta Lalique & Varenne, a Parigi. I disegni di Lalique sono esposti al Salon National des Arts Industriels organizzati al louvre in occasione della presentazione dei Gioielli della Corona nella Sala delle Nazioni.
Tra le sue committenze troviamo le attrici Sarah Bernhardt e Julia Barthet, e importanti uomini d'affari e collezionisti, ai quali reinterpretava ad arte e fantasia parures, pendenti, diademi, colliers, pettini, anelli e bracciali.
Dopo aver lavorato per i grandi nomi della gioielleria parigina Aucoc, Acno, Cartier, Gariod, Jacta, Renn, nel 1885, rileva il suo primo atelier da Jules Destapes.
Al 1890 risalgono i primi lavori in vetro utilizzando smalti e incisione. Spronato dal direttore della Saint-Gobain, fornitore dei blocchi di cristallo per i suoi lavori, inizia a creare vasi e coppette con la tecnica della cera persa, che esporrà, in una vetrina di sua invenzione, al Salone di Parigi alla fine del 1900 dove viene premiato per le sue originalissime opere considerate un'alta espressione d'arte decorativa architettonica, scultorea, pittorica e vetraria riconosciute a livello mondiale e nel 1902 all'Esposizione Internazionale di Arti Decorative Moderne di Torino.
Apre un nuovo atelier a Clairefontaine, dove inizia a produrre in serie vetri dalle forme innovative realizzate in soffiatura dentro uno stampo in metallo con la canna a bocca, (ma nel suo caso, il più delle volte per mezzo di un tubo di gomma con un rubinetto regolabile, collegato all'impianto, che immette direttamente aria compressa nella canna e vetro o cristallo allo stato vischioso).
Lalique affida parte della produzione alle macchine riservandosi soltanto la parte decorativa e di rifinitura a freddo come l'incisione ad acido o al getto di sabbia, la smerigliatura o satinatura, la smaltatura che richiedeva successivamente una cottura in forno a bassa temperatura o la patinatura che consentiva un’infinità di varianti, con svantaggio di una pittura più delicata ai lavaggi non potendola fissare a caldo.
Nel 1905 apre il suo primo negozio al dettaglio in place Vendôme. Dal 1912 usa unicamente il vetro per la lavorazione dei gioielli eliminando gli altri materiali studiando e disegnando personalmente l’infinita varietà dei modelli per vasi, coppe, piatti, statuine, orologi, soprammobili, candelieri, caraffe, bicchieri, bomboniere, scatole, rivestimenti da bagno, portacenere, bruciaprofumi, specchi, portaritratti, oggetti religiosi, calamai, buvards, boccette,fermalibri, tappi per radiatori, lampade da tavolo, lampadari, plafoniere, appliques, flaconi di profumi, vaporizzatori, portacipria e gioielli in vetro, ognuno intitolato, numerato e riportato nei cataloghi verificabile R. Lalique del 1932 e R. Lalique di Félix Marcilhac del 1989.
Ai lavori di Lalique prodotti tra gli anni Venti e gli anni Trenta si sono ispirati i maestri vetrai di tutto il mondo, probabilmente i più copiati dell’intera storia del design vetraio.

Dedicato a chi vede solo se stesso e non riconosce il lavoro degli altri

In tanti mi avete spinta a rispondere per chiarire una situazione emersa in un blog concorrente, dove risulta volontariamente alterata la realtà dei fatti.
Ho sorriso finora, da spettatrice curiosa, osservando i movimenti di colui che chiamavo “maestro” per riconoscenza, ma che non meritava tanta correttezza. Pensavo che andarmene dal suo laboratorio sarebbe bastato e ignorarlo è stato peggio. Sembra non esserci limite alle insinuazioni riportate sul suo blog. È curioso vedere come questa persona si affanni tanto nel tentativo inutile di cancellare le tracce della mia presenza e del mio lavoro all’interno del suo laboratorio dove ho lavorato per diversi anni, in via ufficiale ed ufficiosa e dove ho scoperto, amato e condiviso questo antico mestiere. Dico inutile perché nonostante parli continuamente di “copia” come un tormentone, è dimostrabile che sono stata e rimango l’autrice ed esecutrice di un sostanzioso numero di opere uscite da quel laboratorio ora tanto ostile e annullante.

Fossi un lettore allo scuro di tutta questa storia e leggessi il suo blog, mi chiederei come molti, ma come mai tanto accanimento? Come mai Federica Frassetto è presente in tante foto sul sito di questo laboratorio? Come è possibile che colei che viene tanto accusata di copiare, in realtà ha usato tutt’altre foto? E perché, nel sito del collega, fino a poco tempo fa, compariva accanto ad alcuni lavori, la scritta “realizzate dalla vetratista romana Federica Frassetto” ed ora questa affermazione è “sparita”?
È semplice. Come spesso accade, l’invidia e la rabbia scattano quando si riconoscono in un'altra persona qualità che si ritiene di non avere, è un atteggiamento solo mentale.
Io sono e non ho bisogno di far credere di essere.
Sull’altro blog, si è arrivati al punto che non si tratta più di dimostrare, "far credere" equivale a mentire e giocare sugli equivoci. Lui parla di tutti questi lavori eseguiti dal suo laboratorio ed è vero, ma io aggiungo e chiarisco che, in molti casi, nel suo laboratorio, era Federica Frassetto che lavorava.
Ecco il perché di tanto accanimento, comprensibile, visto che sono venuta a contatto con trucchi, segreti e tecniche gelosamente custodite, e testimonio il fatto che i suoi tanto decantati anni di esperienza, in molti casi li hanno maturati sul campo i suoi collaboratori! Al tempo, mentre lavoravo per lui, scattavo anche le foto ai lavori, con la mia macchina fotografica, motivo per cui abbiamo un grosso numero di immagini simili o identiche e in molte non compaio.

Non so come possa convivere con la propria coscienza, pensando a tutte quelle persone che sanno come sono andati realmente i fatti impazienti di testimoniare a mio favore.

Ribadisco di aver lavorato all’interno di quel laboratorio e di aver progettato e realizzato determinate vetrate, alcune completamente da sola e altre in collaborazione, come menzionato nel mio sito, specificando in che modo di volta in volta. Volevo solo dare una possibilità di chiarimento a quei lettori che casualmente si fossero imbattuti in questi “pettegolezzi”.
Posso presentare prove o rifare i lavori in qualunque momento, le minacce legali non mi spaventano assolutamente, perché sono pulita nelle mie affermazioni, mentre dall’altra parte non credo si possa dire lo stesso, tante menzogne pesano e poi si sa hanno le gambe corte!

Se le ragioni fossero state dalla sua, non avrebbe avuto questa caduta di stile ma avrebbe già provveduto diversamente senza questi gesti infantili causati da una chiara impotenza legale.

Non era mia intenzione far trapelare certe dinamiche ma sono stata costretta dalle circostanze a difendere la mia immagine pubblicamente.
Io conosco molto bene il collega citato e posso affermare, non ostante tutto, che è una persona estremamente intelligente , un imprenditore fuori dal comune e, spesso con il supporto di altri, ma giustamente, un abile artigiano, ma non vuole capire che è un mio diritto poter usare le immagini di quei lavori, come ho già spiegato e non ho intenzione di sprecare altro tempo in questa storia dalla quale mi sono separata e che potrebbe nuocere ad entrambe.
Grazie a tutti per il tempo dedicato e il sostegno dimostrato.

Federica Frassetto
08 luglio 2009
08 luglio 2009
p.s. Ho notato con piacere che in seguito a quanto sopra riportato, il collega ha provveduto a togliere le frasi diffamatorie a cui mi riferivo deducendo che abbia finalmente o almeno in parte compreso le mie ragioni, lo ringrazio pubblicamente del gesto augurandoci una sana e libera concorrenza in virtù del reciproco rispetto e dell'amore per il nostro lavoro che per molto tempo ci ha uniti. Un augurio speciale alle mie ex colleghe che sicuramente, dopo il mio operato, avranno ora più riconoscimento dei propri diritti lavorativi e morali, buon lavoro ragazze.

S. Antonio dei Portoghesi

S. Antonio dei Portoghesi
(Via dei Portoghesi)
Dedicata a S. Antonio da Lisbona (o da Padova), è la chiesa più ricca di memorie antoniane a Roma. Costruita nel 1467, su un terreno acquistato dai Padri agostiniani, è uno dei più sobri esemplari di stile barocco. Chiesa nazionale portoghese, segno più importante della loro presenza nel territorio romano.
La facciata risale agli anni 1636-38 su disegno dell’architetto lombardo Martino Longhi il Giovane.
L’interno ha un’ unica navata settecentesca, a croce latina con transetto e due cappelle per ogni lato.
Le finestre sono collocate al di sopra della cornice della chiesa, abbastanza in alto, architettonicamente condizionate dalle costruzioni circostanti. Oltre al finestrone della facciata principale, la navata ha sei finestre, tre delle quali finte; ce ne sono poi due in ogni cappella del transetto alle quali se ne aggiunge una ovale sopra ciascun altare; le ultime due si trovano nel presbiterio.
Antonio Moroni è l’autore di tutte le finestre della chiesa, eseguite secondo un piano ben preordinato che tiene conto delle figure, dei simboli e degli ornamenti. Le vetrate risalgono al 1870, dipinte a grisaglia e rilegate a piombo.
Finestre e occhi ovali, aperture e lanterne delle cappelle sono elementi di grande importanza architettonica per l’illuminazione soffusa che ne risulta.
La finestra grande della facciata mostra S. Antonio con il bambino, il libro sul braccio destro e il giglio nella mano sinistra, inquadrato in una cornice decorativa con elementi uguali da ambedue i lati: angeli che mostrano l’Ostia, stendardi da processione, ceri e angeli con ombrelli.
Sul lato sinistro della navata abbiamo tre finestre, una delle quali è finta, con una decorazione in cui si distinguono elementi comuni: calice, ostia e angeli.
Sul lato destro, c’è solo una finestra (più due finte), decorate come quelle del lato opposto.
Nella cappella dell’Immacolata Concezione, la finestra sul lato sinistro presenta la figura di S. Giovanni Battista, con cornice decorata come quella di Santa Elisabetta. La finestra del lato destro è dedicata a San Francesco d’Assisi e la decorazione della cornice è uguale a quella di S. Antonio.
Sopra l’altare, si trova una finestra ovale decorata con una colomba.
Nella cappella di Santa Elisabetta, la finestra del lato destro rappresenta la Regina Santa con il bordone da pellegrina e il miracolo delle rose. Nella decorazione della cornice emergono i seguenti elementi: vassoio, calice, aspersorio, lampada ardente, che si ripetono su entrambi i lati.
Nella finestra del lato sinistro, abbiamo la figura di Santa Maddalena con vaso di profumi, mentre la decorazione della cornice è uguale a quella di S. Antonio della facciata. In cima alla cappella, sopra l’altare, la finestra ovale è decorata con una Croce (di San Francesco), sulla quale si legge un monogramma mariano composto di una A e di una M sovrapposte.
Nel piccolo tamburo della cupola ci sono quattro aperture circolari con due rami di giglio intrecciati.Nella cappella maggiore, la finestra del lato sinistro presenta il monogramma eucaristico JHS, quella del lato destro, il monogramma mariano AM.

Basilica di Santa Maria sopra Minerva

Basilica di Santa Maria sopra Minerva 
Il mio viaggio attraverso le meravigliose vetrate artistiche nelle chiese di Roma continua.
(Piazza della Minerva, 42) Il nome le è stato attribuito perché sorge sulle antiche rovine di un tempio dedicato alla Minerva Calcidica. La costruzione ebbe inizio nel 1280 (sembra se ne siano occupati gli stessi frati ai quali è attribuita la fabbrica di S. Maria Novella a Firenze). Aperta al culto solo a metà del XIV sec, dopo il completamento della zona absidale, della crociera e delle navate laterali con copertura a capriate ancora visibili, per difficoltà di finanziamento e per la riduzione in altezza, si ridusse anche lo slancio tipico dello stile gotico. È basilica minore dal 1556. I lavori di restauro e di ampliamento continuarono fino alla fine del 1800 attraverso i diversi periodi storici e la basilica assunse un aspetto prevalentemente barocco ma in realtà è l’unico esempio di chiesa gotica a Roma.
All'estrema destra, sulla facciata, si trovano alcune lapidi murate, che indicano il livello dell'acqua raggiunto nelle varie inondazioni del Tevere fino al XIX secolo. All’interno della chiesa sono conservate le tombe di Santa Caterina da Siena (sotto l'altare), Patrona primaria d’Italia e del pittore fra Giovanni da Fiesole, il Beato Angelico, dichiarato da Giovanni Paolo II "Patrono Universale degli Artisti", (sulla sinistra dell'altare), senza dimenticare la cappella Carafa, affrescata da Filippo Lippi e la statua del redentore di Michelangelo.
Santa Maria sopra Minerva è ricca di vetrate a piombo realizzate risalenti alla metà dell’800, sbalorditivo è l'effetto dei tanti rosoni presenti, nella parte alta delle navate, nella controfacciata nel transetto e nell'abside;
Nel lato facciata, si trovano 3 rosoni, quello centrale, più grande istoriato , dipinti a grisaglia (vedi foto in alto al centro) e quelli laterali che sono identici tra loro (foto in alto a sx); il rosone nella foto a dx, è posizionato a dx nel transetto insieme ad un altro nel lato opposto;

nell'abside, dietro all'altare maggiore (vedi foto a sx), tre bifore ospitano le vetrate raffiguranti i santi dell'Ordine Domenicano, su disegni di Bernardino Riccardi, dipinte a grisaglia e rilegate a piombo; mentre il disegno del rosone (foto in basso a sx) è riproposto sopra ognuna delle 3 bifore;

il rosone (foto a sx) si trova in alto nell'abside, insieme ad un altro gemello, sul lato opposto;


l'altra vetrata figurativa (foto a dx), si trova nella Cappella Capranica, dedicata alla Madonna del Rosario dal 1579, a destra dell'altare maggiore;


i rosoni nelle foto in basso, sono posizionati nella parte alta delle navate, 6 su un lato e 6 sull'altro, i disegni sono speculari.


Saint Paul's within the walls e All Saints’ Anglican Church

Saint Paul's within the walls
(Via Nazionale angolo Via Napoli)
La prima chiesa non cattolica sorta all'interno delle mura di Roma dopo l’unità d’Italia. È la chiesa anglicana episcopale d’America che oggi accoglie una congregazione multietnica e multiculturale. Costruita per volontà del reverendo Robert J. Nevin tra il 1873 e il 1880, incaricando l’architetto inglese George Edmund Street maestro di William Morris, lo stesso che, qualche anno dopo, realizzò la chiesa “gemella” di All Saints in Via del Babuino.
Probabilmente è il più importante esempio d’ arte sacra nella Roma dell'Ottocento perché strettamente legata ad importanti artisti preraffaelliti inglesi.
La chiesa si ispira a modelli gotici del Nord Europa, esternamente caratterizzata da un’alternanza cromatica di marmi chiari e mattoni rossi, con l’interno a tre navate dove spiccano capolavori di grande valore artistico. Le maioliche parietali furono realizzate su disegni di William Morris, i mosaici dell'abside e del coro, dichiarati monumento nazionale, ispirati all’iconografia medievale e allo stile bizantino,realizzati su bozzetti dell’artista Edward Burne-Jones: l'Annunciazione sulla prima arcata di fronte all'abside, l'Albero del Perdono, sulla seconda arcata sopra il coro, Cristo in Gloria nel grande mosaico principale dell'abside e la Chiesa sulla Terra. Tra tutte, questultima, è la più curiosa perché l’artista per rappresentare i santi ha usato volti di personaggi dei suoi tempi: S. Ambrosio ha il volto di J.P. Morgan, che ha contributo alla costruzione della chiesa; S. Agostino, alla destra di S. Paolo, ha il profilo dell'arcivescovo Tait di Canterbury; Tra i guerrieri, S. Patrizio è il Generale Grant (Presidente degli Stati Uniti nel 1873 e protagonista della Guerra di Secessione americana); S. Giacomo, Giuseppe Garibaldi e S. Andrea, Abramo Lincoln (con la tunica verde).
Ai lati delle navate, in tutto il loro splendore, troviamo le vetrate disegnate da George Edmund Street, realizzate dalla ditta inglese Clayton & Bell alla fine dell’800. Queste raccontano la vita di S. Paolo, dalla vetrata nella parte di Via Nazionale, rappresenta Saul ai piedi di Gamaliele, il racconto della sua storia prosegue intorno alla chiesa, e finisce accanto alla porta laterale, con il martirio di S. Paolo all'abbazia delle Tre Fontane a Roma.
Una delle vetrate del battistero rappresenta il battesimo di S. Paolo e del carceriere a Filippi, l'altra descrive il Signore che apre le braccia ai bambini e dà il comandamento ai suoi discepoli di andare a battezzare tutte le nazioni.




Il grande rosone della facciata rappresenta Cristo Re circondato da otto martiri romani.
Le vetrate che si trovavano nell’abside, per lasciare il posto ai mosaici, sono state montate sul tetto delle navate. La vetrata più in fondo rappresenta Cristo Risorto, e la visione di Paolo sulla via di Damasco. In quella seguente si vede l'Annunciazione e la Natività, mentre nell'ultima si vede Gesù preso dai sodati romani in Getsemani e Pilato che presenta Cristo alla folla il Venerdì Santo.

Tutte le vetrate presenti sono dipinte a grisaglia e rilegate a piombo.



All Saints’ Anglican Church
(Via del Babuino, 153)
La prima pietra è stata posata nel 1882 ma l’inaugurazione avvenne nel 1887. Diversi architetti si sono occupati dei lavori, a cominciare da George Edmund Street, lo stesso che costruì Saint Paul's within the walls pochi anni prima, al quale successe il figlio. La chiesa ha due ingressi, quello di Via di Gesù e Maria, all’inizio della navata sinistra e quello che attraversa la base del campanile, in Via del Babuino, che è il più utilizzato.
Internamente è divisa in tre navate senza transetto, pilastri a base quadrata si alternano ad altrettante colonne e sorreggono le arcate ogivali, lo stile è neo gotico.

Le numerose vetrate istoriate raffiguranti immagini di santi, furono realizzate dalla ditta Clayton & Bell di Londra, la stessa che si occupò della “gemella” in via Nazionale.

Entrando da Via del Babuino, le 5 vetrate della parete sinistra, rappresentano i Santi Stefano, Cecilia, Crisostomo,Gregorio e Colomba; proseguendo intorno alla chiesa, troviamo raffigurate scene della vita di S. Giovanni e l’ascensione del Signore; sul lato opposto gli apostoli Paolo e Pietro con scene del loro martirio; le 5 della navata sinistra rappresentano i santi Anselmo, Beda il Venerabile, Agostino, Albano e Elena; di seguito, prima dell’Abside, si trovano quelle che raffigurano gli arcangeli, mentre le immagini presenti nell’Abside corrispondono a scene di vita del Signore, degli Apostoli, teste dei Dottori della chiesa e santi della chiesa di Roma e della Gran Bretagna.










Chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri

Chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri
(Piazza della Repubblica)

È un luogo in cui fede, storia, arte e scienza si uniscono.
La chiesa fu costruita nella seconda metà del XVI secolo su ciò che rimaneva delle antiche terme di Diocleziano, le più grandi di Roma, che comprendevano l’intera area circostante (1300.000 mq), presumibilmente disegnata da Michelangelo incaricato di curare il progetto di trasformazione.
I lavori, per esattezza, ebbero inizio nel 1561,ma furono ripresi a metà del Settecento da Vanvitelli, poiché ritenuta troppo nuda, ricostruendo il coro disegnato in precedenza da Michelangelo e arricchendola di lussuosi decori.
L’oculo della cupola (affrescata dal Vanvitelli con 180 rosoni differenti) si presentava, in principio, aperto come quello del Pantheon. Numerose sono state le lanterne installate negli anni, ma finalmente questa vicenda secolare sembra conclusa con l’attuale copertura, donata dall’arcidiocesi di Baltimora e opera dell’artista italo-americano Narcissus Quagliata, allievo di De Chirico, per il Giubileo del 2000.
L’artista ha affidato alla luce il compito di stupire creando, un’opera d’arte (5 metri di diametro) che è anche meridiana, grazie a un complesso sistema di lenti astronomiche che riflette sul pavimento il cerchio del sole.
Le tre sfere concentriche alludono alla Trinità, fonte della luce che scende sul mondo, i sette raggi agli arcangeli e ai sette martiri che proiettano i colori dell’arcobaleno che alludono alla divina composizione della luce. I colori riprendono quelli dei marmi e dei vetri della navata centrale.
Parlando di questa grandiosa chiesa, non si può fare a meno di citare la Meridiana o Linea Clementina, costruita con esattezza scientifica e inaugurata nel 1702, sul pavimento della crociera.
Clemente XI volle che Francesco Bianchini, (matematico, astronomo, archeologo e storico), tracciasse una Meridiana monumentale che gareggiasse con quelle già esistenti, allo scopo di verificare ulteriormente la validità della Riforma Gregoriana del Calendario, e determinare con precisione la data della Pasqua, fondamentale per evitare errori che avrebbero causato anche lo spostamento delle date di tutte le feste mobili della Chiesa.
In seguito al restauro per il Giubileo del 2000 la Meridiana è tornata al suo originale splendore.